VARALLO BIBLIOTECA – SABATO 14 DICEMBRE, ORE 21: “LA VITA FRAGILE E IL CORAGGIO DELLA CURA”

VARALLO BIBLIOTECA – SABATO 14 DICEMBRE, ORE 21:  “LA VITA FRAGILE E IL CORAGGIO DELLA CURA”

“La vita fragile e il coraggio della cura”: sintetizza il rispetto della Legge n. 219 del 22 dicembre 2017: “Norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento” e i valori etici che devono sostenere le considerazioni sul fine vita. Sabato 14 dicembre, in Biblioteca Civica a Varallo, Don Pier Davide Guenzi, Presidente dei teologi moralisti italiani e docente di Teologia all’università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, e il Dottor Giovanni Battista Guizzetti, che opera presso il Centro Don Orione di Bergamo, nel reparto dove sono ricoverati pazienti in stato vegetativo, hanno affrontato questo tema oggi molto dibattuto, che coinvolge tutti coloro che hanno a cuore il bene integrale della Persona, in ogni momento del percorso esistenziale.

Dilemmi etici collegati al fine vita e accanimento terapeutico”: Don Guenzi ha scelto come angolo di visuale la legge 219, nella quale è molto importante l’espressione della volontà, che, per poter essere manifestata in modo attivo, presuppone una: “Cultura di cittadinanza rispettosa di visioni differenziate, poiché uno stato laico e moderno costruisce le proprie normative secondo uno stile dialogico”. La grande sfida dell’oggi è rappresentata proprio dalla necessità di mantenere desta l’attenzione civile e culturale nei confronti della Persona, soprattutto nei momenti di fragilità. La volontà della Persona non è isolata, ma inserita in un contesto dialogico, relazionale, di fiducia tra medico e paziente: la competenza medica incontra l’autonomia decisionale, la relazione tra medico e paziente fa parte del tempo di cura e la legge ribadisce l’importanza delle decisioni condivise, per approdare ad un consenso informato, che tenga conto dello stile di vita e delle volontà del paziente, con decisioni revocabili in qualsiasi momento, ed interpretabili da parte del fiduciario che la Persona ha scelto come interprete ultimo delle sue volontà, che solleva i famigliari da sensi di colpa e solleva il medico dalla responsabilità davanti ad un tribunale.

L’altra polarità della legge si riferisce alla crescente sensibilità rispetto all’accanimento clinico e all’abbandono terapeutico, che hanno una radice comune: la difficoltà ad accettare la reale condizione del paziente e ad offrirgli l’aiuto necessario. La legge prevede il ricorso alla sedazione palliativa profonda continua, in associazione con la terapia del dolore, con il consenso del paziente: fare il bene del paziente non significa solo farlo vivere, ma ciò che la legge non può prevedere né normare è l’accettazione della finitezza e quindi del termine della Vita: “Imparare a morire non vuol dire sforzarsi di addomesticare la morte…ma recuperare la morte come momento cruciale e decisivo della vita”.

L’evidenza dell’umano”: è ciò che emerge dalla quotidiana esperienza di medico che assiste persone in stato vegetativo, come fa dal 1996 il dottor Guizzetti, che ha portato l’attenzione su dei “pre-requisiti”: certezza diagnostica e certezza prognostica: “La diagnosi di stato vegetativo presenta un margine di errore del 40%, la prognosi di irreversibilità dello stato vegetativo, basata sulla morte corticale, è stato dimostrato che non è esclusiva, perché da esperimenti si è visto che in molti casi esiste ancora un’attività cerebrale”. Guizzetti ha spiegato che: “Le persone definite in stato vegetativo non muoiono, ma perdono la coscienza, mantenendo l’integrità di tutte le funzioni vitali: per vivere non hanno bisogno di nessuna macchina, ma solo di accudimento, traducibile in: movimento, pulizia, nutrimento, come si fa con le persone disabili e quindi vanno considerate persone in condizione di disabilità non emendabile, i cui diritti sono comunque tutelati dalla Carta per le persone disabili approvata dall’ONU nel 1983”.

Guizzetti ha espresso tre interrogativi suscitati dalla Legge 219: “Alimentazione / idratazione, la reale urgenza di questa legge, quale valore assegnare ad una decisione presa oggi per qualcosa che forse accadrà tra molti anni” sottolineando che oggi: “La qualità della vita spesso è associata semplicisticamente a categorie utilitarie, come la capacità produttiva, il benessere, la fitness, forma fisica, sintetizzabili come eternamente giovani, sani e forti, quindi riconoscere il diritto a morire può scivolare nel diritto di uccidere coloro che sono solo un costo, inoltre la persona sana non pensa come quella malata”.

Ai due interventi è seguito un acceso dibattito, che coinvolgeva cuore e cervello e faceva emergere la solitudine delle persone nella nostra società, mentre è stata sottolineata la necessità di relazioni. C’è stato chi ha espresso perplessità sulla legge, licenziata da un governo tecnico e non votato, ma soprattutto da tutti i numerosi presenti è stata apprezzata la grande competenza e l’umanità profonda dei due relatori.

 

Piera Mazzone

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