Ricordando Adriano Ghilardi

Ricordando Adriano Ghilardi

Adriano Ghilardi era una persona allegra e generosa, sapeva tessere relazioni, costruire rapporti. Alpino, animato da un autentico spirito di servizio, qualche mese fa aveva scritto un biglietto per un commilitone “andato avanti”, rimarcando l’affetto che li legava: “Io ti sono vicino e ci vediamo presto”, parole che facevano trapelare la consapevolezza della gravità della malattia. Gli Alpini hanno voluto partecipare alla messa funebre concelebrata da Don Roberto, Don Gianni, Don Graziano e da Padre Giuliano nella Collegiata di San Gaudenzio gremita di persone. Giacomo Gagliardini ha accompagnato la messa con il suono dell’organo, mentre limpidi canti si innalzavano al cielo, sorretti dalle voci di Suor Linette e di Pier Luigi Robichon.

Adriano lascia l’anziana mamma, la moglie Luigina, i figli Stefano, con la moglie e i due figli, ed Andrea. Don Roberto Collarini nell’omelia ha ricordato l’impronta che di ognuno di noi resta nel cuore delle persone che abbiamo conosciuto e alle quali abbiamo voluto bene, quel segno indelebile ed incancellabile, costruito con la testimonianza della vita: “Adriano ha saputo combattere la malattia con fermezza e con coraggio, ma senza accanimento, nella consapevolezza che l’uomo vecchio deve morire per far nascere l’uomo nuovo destinato a quella vita che il Signore ha promesso. Adriano dal cielo certo continuerà a proteggere i suoi cari ed a vegliare sugli adorati nipotini”.

La morte fa parte della vita, ma quando è così prematura ed arriva dopo una lunga sofferenza, davvero fa riflettere sulla precarietà dei nostri giorni, come un monito a non sciuparli e a non sprecare tempo ed energie per coltivare sterili rancori, invidie o risentimenti.

Il figlio Andrea è membro della Confraternita dell’Incoronata ed i Confratelli con il Gonfalone hanno voluto essergli vicini in questo momento di dolore, con un gesto d’affetto trasformato in preghiera: al termine della messa il feretro, prima di uscire dalla chiesa, ha sostato per qualche istante davanti alla cappella dell’Incoronata.

Andrea ricorda il Papà e ne tratteggia un profilo affettuoso: “Era affabile con chi incontrava, di carattere forte difficilmente accettava consigli, ma li ascoltava, facendone tesoro. Anche sulla sua malattia è stato così e, purtroppo, in questo caso sarebbe stato meglio se avesse ascoltato di più la voce di chi gli voleva bene. E’ stato un gran lavoratore, fino all’ultimo, tante volte usciva dalla clinica dopo una chemio e subito partiva alla volta della Germania e dove era richiesta la sua presenza. Non tornava mai da un viaggio a mani vuote, gioioso ed estroverso verso il prossimo, era anche un uomo di grande Fede. Era molto vicino ai suoi nipotini Edoardo e Caterina: a settembre, quando ormai già sapeva di essere giunto al capolinea della sua esistenza su questa terra, aveva voluto, restando un po’ in disparte, per non provocare maggiore ansia ai piccoli, essere presente al loro primo giorno di scuola”.

Piera Mazzone

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