Lavori al sacro monte negli ultimi 200 anni….

Lavori al sacro monte negli ultimi 200 anni….

Lavori al sacro monte negli ultimi 200 anni

Uno sguardo di fondo sulla presenza religiosa al Sacro Monte.

Dal 1486 al 1765 frati francescani

Dal 1765 al 1819 sacerdoti diocesani

Dal 1819 Congregazione dei padri Oblati dei Santi Gaudenzio e Carlo.

L’ultima cappella ad essere costruita al Sacro Monte è quella che porta il n. 24 nella piazza dei tribunali ed è chiamata la cappella di Anna , il sommo sacerdote che interroga Gesù. In essa vi è richiamato anche il rinnegamento dì Pietro. Siamo al 1743.

Bisogna poi aspettare fino al 1896 per veder qualcosa di veramente nuovo al sacro monte. Dopo infinite discussioni sul progetto, viene inaugurata la facciata della Basilica. Una coppia di Civiasco (Durio) dona I fondi per la costruzione.

  1. Dopo la costruzione del Sacro Monte inizia un altro momento importante e difficile, prolungato che riguarda I restauri. L’opera è grandiosa. Per questo esige un continuo controllo.
  2. Per il nostro discorso andiamo all’anno 1924 quando viene siglata la prima convenzione tra Diocesi di Novara e il Comune di Varallo. Per la parte religiosa artefice sarà padre Maurilio Fossati, che appena dopo sarà nominato vescovo di Nuoro, Sassari e poi arcivescovo e cardinale per lunghi anni a Torino.
  3. Il vescovo che firma la convenzione(per 29 anni) è Mons. Giuseppe Gamba, Arcivescovo eletto di Torino (così si legge nella convenzione). Il sindaco è l’ing. Pietro Vallana.

In essa si dice, tra l’altro, che “in esecuzione dell’art.2 della citata Convenzione l’Amministrazione Religiosa del Sacro Monte assume il nome di “Amministrazione Vescovile del Sacro Monte” e viene costituita dal vescovo pro-tempore di Novara , in qualità di presidente. Sembra di capire che Egli voglia legare direttamente il Sacro Monte alla diocesi escludendo il parroco di Varallo e il vicario foraneo. Il parroco ,can. Vincenzo Brunelli, reagisce in maniera forte al vescovo scrivendo:” Non le posso nascondere che la mia prima impressione è di grande sorpresa: anzitutto perché io, che da ben sedici anni ho coadiuvato V. Ecc.nelle rivendicazioni dei nostri diritti, fui completamente escluso nella discussione e nella compilazione del Decreto, fatto proprio qui mentre io stavo a pochi passi; eppoi perché detto Decreto, consuma la spogliazione dei diritti del prevosto e del vicario foraneo di Varallo.

  1. Andando al nostro tema abbiamo un primo elenco di opere fatte al Sacro Monte da parte degli Oblati. Sono due fogli che così iniziano: opere compiute dai molto Rev.di PP. Oblati al Sacro Monte di Varallo per loro iniziativa ed interessamento, durante la loro Amministrazione, dall’anno 1924. Sono 26 punti. Non c’è l’autore e non c’è data in cui viene steso questo elenco. Ma osservando il 25^ punto dove si parla di un apparato in legno dorato per la solenne esposizione del ’59, si può pensare che arrivi fino al 1960 circa. Fino al punto 19 è scritto a macchina, mentre gli altri 7 sono a mano in bella scrittura, anche se molto piccola. È un elenco che punta soprattutto ad opere inerenti la Basilica, il convento, l’ospizio. Numerosi sono i paramenti sacri che vengono ad abbellire le funzioni liturgiche. Ma molto importanti altri interventi che riguardano il nuovo pavimento in marmo, il rifacimento dell’organo. L’ultimo punto riguarda l’impianto Micro-radio-grammafonico per la diffusione e amplificazione della voce, nella Basilica, nello scurolo, nella piazza dei Tribunali. Ed infine al punto 23 visto che bisogna anche mangiare, abbiamo la costruzione di un nuovo pollaio e prima piantagione di n. 20 piante fruttifere.
  2. Subentra poi l’intervento di padre Carlo Bracchi, che fu Rettore fino al 1964. Spesso gli elenchi dei lavori si fermano per rispondere a certe esternazioni. Padre Bracchi è a Novara presso i padri Oblati da circa 10 anni. Oltre ad essere un attento ed appassionato lettore dell’Osservatore Romano, segue anche la stampa diocesana. Il 30 novembre 1974 sull’Azione si legge che il 7 dicembre , al Teatro Civico di Varallo Sesia, è stata programmata una serata dedicata ai restauri del S. Monte, in occasione di alcune opere restaurate e che saranno inaugurate nel pomeriggio dello stesso giorno. C’è poi un elenco di opere che ancora devono essere compiute, ed è lo stesso direttore Artistico, che si lamenta affermando che l’attuale stato del S.Monte (virgolettato)“lo si deve alla incuria totale che per più di un decennio ha imperversato sul Monte per quanto concerne il patrimonio artistico e che solo da tre, quattro anni il problema della conservazione delle opere d’arte del Monte è stato ripreso in esame,conclude affermando che dal 1960 circa nessun intervento di restauro era più stato effettuato su sculture ed affreschi.”

A questo punto padre Bracchi rimane colpito, addolorato e risponde al giornale elencando diverse opere restaurate, nel corso del suo rettorato di 18 anni, restauri eseguiti seguendo le indicazioni dell’allora direttore artistico prof. Emilio Contini: restauro completo della Cupola della Basilica, del gruppo delle cappelle della Crocifissione, della cappella della Deposizione e dell’adorazione del Cristo deposto, della cappella della strage degli Innocenti. Vengono elencati numerosi abbellimenti della Basilica e una continua manutenzione dei tetti. Viene ampliato il negozio, riparata la facciata in marmo della Basilica.

Il Padre accenna poi, togliendosi il classico sassolino, al problema della Fontana del Cristo Risorto, che si voleva restaurare avendo già trovato il donatore, ma pur avendo sottoposto alla approvazione della Sopra Intendenza tutto il progetto, ne era derivato un assoluto diniego.

Tutto ciò, scrive ancora padre Bracchi, è stato fatto ed altro ancora prima e successivamente, fino all’ottobre del 1964. Dei dieci anni seguenti I fatti sono troppo noti: basti ricordare il radicale restauro della Casa del Pellegrino.”

  1. Da padre Bracchi a padre Angelo Trovati. Il nuovo rettore lascia due fogli, dove annota lavori eseguiti dal 1956 al 1964 con la responsabilità di vice Rettore, dal 1965 al 1974 come Rettore. Sono elencate diverse opere. Numerose le inferriate in ferro battuto che vengono collocate nelle cappelle n. 37, 40, 41, 39, 38, 4. Rifacimento del tetto della cappella 17, 12. Rifacimento delle vetrate artistiche alla cappella 36, 18,1, 25. Sono segnalati altri lavori. In particolare voglio sottolineare qualcosa di nuovo che emerge da questo elenco, ossia la pubblicizzazione e abbellimento generale del Monte, e I progetti per l’accoglienza di pullman e di macchine. Padre Trovati parla di una massiccia propaganda per il Sacro Monte in 21.000 centri dell’Alta Italia,lancio turistico in Svizzera, Francia, Austria, realizzazione di una guida turistica del S. Monte a colori in 4 lingue, stesura di un progetto per 1.000 vetture e 40 pullman, stesura di un progetto di illuminazione artistica di tutte le cappelle, creazione del salone Papa Giovanni, riordino della Casa del Pellegrino, dotazione di 30 parati completi per un servizio più dignitoso in Basilica. Si parla anche della creazione del Belvedere, zona dietro la Basilica in basso, di una rotonda realizzata e di relativo anfiteatro presso il Vallone.
  2. A padre Trovati succede come Rettore padre Francesco Carnago che si caratterizza per il discorso che stiamo facendo per aver inventato una sigla P.I.p.S.M. ( Pronto intervento per il Sacro Monte). Questa sigla comparirà in ogni bollettino evidenziando I lavori fatti. C’è una circostanza particolare che costringerà in un certo senso padre Carnago a fare un elenco dei restauri compiuti. Questa circostanza è il consiglio comunale di Varallo che si è tenuto il 21 dicembre 1978. Leggiamo quanto lo stesso padre ha scritto nel Bollettino del gennaio 1979. “Mi si conceda , anzitutto, una…benevola rettifica. Mi riferisco al Consiglio Comunale di Varallo del 21 dicembre scorso. Contrariamente a quanto fu detto in quella sede, voglio precisare che la Cappella n. 31 “l’incoronazione di spine” fu restaurata per interessamento dell’Amministrazione Vescovile, la quale ha pure versato L. 500.000 per la sistemazione del muro esterno della stessa Cappella. Nè va dimenticato ( e qui inizia l’elenco) quanto s’è fatto per la Cappella n. 45; cioè la Basilica!, ripassato e in più parti rifatto il tetto, rinnovate completamente: grondaie, discese e converse. Un lavoro che ha richiesto non poco tempo e una spesa non indifferente. Così sono da ricordare la pulitura della facciata e la verniciatura del finestrone con la sostituzione dei vetri, l’altare nuovo in legno rivolto al popolo, le due colonnine dell’impianto di amplificazione foderate con resina sintetica. Vanno pure ricordati i lavori alla Casa del Pellegrino: dai tetti, ai pluviali, alla sistemazione delle mansarde e ad innumerevoli interventi che una simile

Casa necessita per un’accogliente ospitalità.

  1. Siamo al 1980 e al Sacro Monte appare un nuovo, importante attore: la Riserva Naturale Speciale del Sacro Monte di Varallo istituita con legge regionale il 28 aprile 1980, ma ha iniziato adoperare a partire dal 1982, quando si è insediato per la prima volta il suo consiglio direttivo, l’organo preposto alla gestione. Nel 1985, tra giugno e novembre, sono stati assunti i primi dipendenti, tre guardiaparco, un geometra e il direttore nella figura di Stefania Stefani Perrone. L’amministrazione della Riserva nella sua prima fase è coincisa con il consiglio comunale di Varallo. Nel 1991, invece, a seguito della scelta compiuta dalla Regione di uniformare i modelli di gestione degli enti parco, si è insediato per la prima volta un consiglio direttivo esterno costituito da consiglieri nominati dalla Regione e dal Comune di Varallo a cui si è poi aggiunto un rappresentante della provincia di Vercelli ( ma non del santuario).
  2. La nuova convenzione siglata tra la diocesi e il comune di Varallo nel 1989 tiene conto di questa novità e la diocesi perde molti locali che aveva , ma anche lascia la responsabilità per es. su tutte le cappelle.
  3. Siamo dunque quasi ad un passaggio di consegne, ma il problema dei restauri resta. Il 6 giugno 1986 il sovrintendente dei beni culturali di Torino, Giovanni Romano, scrive una lettera dura indirizzata all’Amministrazione Civile del Sacro Monte , quindi al Sindaco, al direttore della Riserva, ad altri enti e per conoscenza anche all’amministrazione religiosa del Sacro Monte, al Vescovo di Novara Mons. Aldo Del Monte.

Oggetto della lettera: segnalazione gravi danni agli antichi affreschi nelle cappelle 37, 38, 39 e 27, 28, 29, 30, 31, 34,35. Romano parla di allarmante e gravissimo stato di generale degrado. Ne fa una descrizione molto dettagliata. È facile pensare ad uno scarica barile. Forse per questo interviene personalmente Mons. Del Monte che infatti scrive:

La segnalazione fattane, sia pure solo per conoscenza, da codesta Soprintendenza, di gravi danni subiti da alcuni affreschi in cappelle del Sacro Monte di Varallo Sesia, mi stimola ad esprimere la mia grave preoccupazione per la responsabilità che sento in ordine alla conservazione di questo patrimonio di fede, di arte e di storia. Già nel passato il rettore del santuario da parte dell’amministrazione vescovile a voce e per iscritto , aveva ripetutamente richiamato l’attenzione delle competenti autorità circa lo stato di alcune cappelle del sacro Monte e circa la incertezza e lentezza degli interventi sollecitando i necessari provvedimenti. Non si ebbero purtroppo risposte adeguate e per questo, ora, si debbono lamentare i gravi deperimenti riscontrati in alcuni affreschi. In tale situazione mi sento in dovere di fare giungere la mia voce di allarme, di preoccupazione e di rammarico.”

Come si vede il problema dei restauri rimane ora il principe dei problemi .

  1. Termino con un interrogativo : di chi è il Sacro Monte, chi è il proprietario? Quando nel 1765 i francescani hanno lasciato il Sacro Monte è scattata una clausola del Contratto del 1493 tra frati e comunità di Varallo. Tutto sarebbe ritornato agli uomini di Varallo. Oggi si chiama Amministrazione civile del Sacro Monte, che ha le sue proprietà, il suo bilancio diverso da quello del Comune di Varallo. Ma la risposta potrebbe, o dovrebbe, essere più articolata. Prendiamo solo la Basilica. All’esterno vediamo una facciata con accanto una targa che ricorda i donatori: coniugi Durio di Civiasco. Se entriamo in Basilica in alto sopra il secondo altare di sinistra( sant’Evasio) leggiamo “Benefattori di Casale Monferrato”. Accanto all’altare di sant’Anna, leggiamo “la famiglia varallese Boccioloni provvedeva la neo Basilica di un ricco pavimento marmoreo. “

Insomma possiamo dire che il Sacro Monte è di chi lo ama, di chi si interessa perché rimanga bello, di chi si dà da fare disinteressatamente perché mantenga la sua caratteristica di luogo di fede, di luogo che ci avvicina al Divino, di luogo che offre momenti di pace, di serenità. Ecco, il Sacro Monte è di queste persone che ancora oggi si offrono per perpetuare l’intuizione di fra Bernardino Caimi, l’esempio di San Carlo Borromeo, la passione di Mons. Carlo Bascapè per il Sacro Monte. È tutto questo per far bella anche Varallo. Il vescovo Bascapè diceva infatti nel 1600: senza il Sacro Monte, Varallo sarebbe rimasto un villaggetto di montagna. La nostra ambizione è dunque quella di tenere sempre unite queste due realtà, rispettandone i ruoli, le competenze per offrirle ai visitatori sempre più stupiti delle nostre bellezze.

 

Padre Giuliano Temporelli, Rettore del Sacro Monte

Varallo 22-10-2019

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