VARALLO – PALAZZO D’ADDA – MOSTRA DI ANDREA AGLIAUDI: “ALTEREGO”

VARALLO – PALAZZO D’ADDA – MOSTRA DI ANDREA AGLIAUDI: “ALTEREGO”

L’Amicizia è qualcosa che trattiene le persone anche dopo la morte: Lorenzo Beccaro, Alessandro D’Alfonso e Clarissa Sechi, sono e restano amici di Andrea Agliaudi, un giovane geniale con la passione per le lingue, un artista completo, un inesauribile sperimentatore, protagonista della mostra allestita a Varallo, presso le Sale di Palazzo D’Adda, inaugurata sabato 10 agosto e conclusasi il 18 agosto.

La mostra è stata breve, come breve è stata la vita di Andrea, ma ha lasciato un segno profondo in coloro che l’hanno visitata ed hanno imparato a conoscere questo ragazzo che ha divorato la Vita, che però come Crono con i suoi figli, l’ha inghiottito in un pomeriggio di sole il 16 marzo 2017 all’Alpe Noveis.

Il titolo della mostra “Alterego”, conglutinazione della locuzione latina alter ego (“un altro io“) che indicava un sostituto di una persona, oppure un altro , una seconda personalità all’interno di una stessa persona, con caratteristiche nettamente distinte dalla prima, è nato perché Andrea era uno, nessuno e centomila, in grado di sintetizzare in un logo concetti complessi, o di perdersi in mille particolari. La mostra presentata l’anno scorso a Postua e a Prato Sesia all’Infopoint del Supervulcano, nell’allestimento varallese proponeva una selezione della vastissima produzione di questo giovane artista troppo avanti per i tempi in cui si è trovato a vivere e che quindi non trovò un posto in questa società. Come lo scrittore americano William Styron, Andrea si sentì circondato da un’oscurità trasparente, che lo portò a non sopportare l’alienazione di un quotidiano rispetto al quale era avanti anni luce. Andrea fu pittore, sculture, creatore di loghi: condannato ad essere splendidamente creativo. La sua visione della realtà era tagliente come una lama e quindi le cose venivano trasformate e guardate, o al microscopio, o con il cannocchiale: le ombre si facevano più cupe, le luci abbaglianti, le passeggiate nella natura immergevano in un’atmosfera inquietante. Da quella tempesta di tenebre e di luce Andrea uscì a riveder le stelle, lasciando testimonianza del suo cammino.

Beatrice Resmini curatrice del Museo di arte moderna di Treviglio, nella presentazione del catalogo, ha definito Andrea “Un impressionante esempio di artista per natura…artista a tutto tondo…ha la capacità di sfruttare al meglio le tecniche che nel corso della propria vita ha imparato ad usare da autodidatta e sperimentatore per realizzare opere che esprimevano appieno la propria potenza creativa, dotato di una spiccata sensibilità e di un’innata capacità espressiva”. Uno dei settori in cui si è cimentato è l’arte digitale, cioè quella produzione artistica realizzata con strumenti tecnologici digitali, utilizzando un gruppo di tecniche molto diverse tra di loro: “E’ davvero singolare che Andrea sia riuscito a raggiungere un tale grado di maestria senza aver frequentato alcuna accademia o scuola d’arte, Ma in fondo basta conoscerlo un po’, anche solo attraverso la biografia o i ricordi degli amici, per capire che siamo davanti a una personalità esorbitante, un irrefrenabile fagocitatore di stimoli, o a una mente ipersensibile e prontamente impressionabile. I suoi interessi sono enciclopedici e la sua passione altrettanto vasta e la sua produzione si è rivelata, in occasione di questa retrospettiva, sorprendentemente ampia e varia”.

Gli amici di Andrea, che curano il suo sito, considerano queste mostre come tappe di conoscenza: “Raccontare Andrea è impossibile, ha lasciato moltissime opere, che bisogna studiare e cercare di interpretare, per capire la personalità che le ha prodotte”.

Piera Mazzone

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