RICORDO DI CLAUDIO MARCHIORI

RICORDO DI CLAUDIO MARCHIORI

Claudio Marchiori aveva solo cinquantasette anni, era nato a Serravalle, ma viveva a Varallo. Si era sposato a Cervarolo con Ornella Ricotti e aveva un figlio ventiquattrenne, Loris: entrambi condividevano la sua passione per il motociclismo e la sua voglia di libertà e di grandi spazi.

Con Claudio ho frequentato le scuole medie a Serravalle: lo ricordo solare ed intraprendente, trovava sempre la soluzione per ogni problema. Mi era rimasta impressa nella memoria una fotografia del 1977, scattata alla frazione Sella: in quella primavera Claudio si era appoggiato ad un albero che stava per fiorire e dietro aveva un ciliegio fiorito di una candida nuvola, quasi una metafora delle nostre vite di ragazzi che stanno per “dare l’assalto al mondo”. Non l’ho più rivisto per tanti anni: improvvisamente una mattina è entrato in Biblioteca e abbiamo bevuto un caffè, poi è tornato per presentarmi sua moglie Ornella. Ci siamo ripromessi di rivederci a casa mia, ma non c’è stato abbastanza tempo, perché la malattia terribile si è ripresentata e non gli ha lasciato scampo.

Ornella, con il figlio Loris, ricorda così quel ragazzo con il quale ha condiviso ogni istante e ogni respiro: “Qualche tempo fa ho letto questa frase: “Non piangere per ciò che hai perso, sorridi per ciò che hai avuto”, noi abbiamo avuto te, Claudio. Abbiamo avuto te e la tua allegria contagiosa, la tua prorompente vitalità, la tua continua voglia di fare e di scoprire. Abbiamo avuto te, un vulcano di idee in continua evoluzione; abbiamo avuto la tua innata generosità, la tua lealtà e abbiamo avuto il tuo amore. Ci siamo riscaldati al calore dei tuoi occhi scuri: la tua spalla è sempre stata un porto sicuro. Avevi una grande forza che ti faceva sminuire ogni difficoltà ed ora noi dobbiamo dimostrarti che siamo in grado di proseguire lungo la strada che ci hai indicato. Vogliamo cancellare dalla nostra mente questi ultimi mesi di dolore e di sofferenza; vogliamo ricordarti come in quella foto scattata la prima volta che eravamo stati al Moncenisio: in sella alla moto, le braccia aperte ad abbracciare l’aria, il volto sorridente rivolto al sole e gli occhi gioiosi che rincorrevano il susseguirsi veloce delle nuvole nel cielo. Siamo sicuri che dietro ad una di quelle nuvole che sembrano dipinte dalla mano distratta di un pittore e che tanto ti piacevano, si nascondano nuove strade, nuove curve, nuove pieghe e nuovi orizzonti. Percorrile tutte alle ricerche di passi, valichi, laghi e paesaggi mozzafiato: prendi nota dei percorsi più belli in modo che un giorno possiamo rifarle, di nuovo insieme. Ci hai dato tanto Claudio. Buon viaggio e, se puoi, continua a starci vicino”.

Piera Mazzone

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