IL COMUNE DI CAMASCO HA UNA SUA STORIA SCRITTA DA ANNITA GUGLIELMINA “Pascular…buscar… stramar. Piccola storia del Comune di Camasco”

IL COMUNE DI CAMASCO HA UNA SUA STORIA SCRITTA DA ANNITA GUGLIELMINA  “Pascular…buscar… stramar. Piccola storia del Comune di Camasco”

Martedì 13 agosto a Camasco, presso la Casa per Ferie “Luigi e Luigina Comola”, è stato presentato il libro di Annita Guglielmina Squaratti: “Pascular…buscar… stramar. Piccola storia del Comune di Camasco”: la prima storia organica del paese, che fu Comune fino al 1929. Il titolo evidenzia i tre diritti fondamentali degli abitanti di Camasco. Si tratta di un libro concepito in maniera scientifica, che aggiorna ed integra la conoscenza della storia del paese, proponendosi come un’eccellente sintesi. La veste editoriale, semplice ed elegante, è arricchita dalle illustrazioni di Giuliana Guglielmina Ratti: Annita Guglielmina ha ricordato che la comune bisnonna era una figlia di un Penna di Camasco e di una Bordiga: quindi nel sangue certo scorre una vena artistica.

Padre Giuliano Temporelli, Rettore del Sacro Monte di Varallo e Arciprete di Camasco, che ha consentito all’Autrice di consultare l’archivio parrocchiale, ha sottolineato l’importanza di scrivere la storia non per uno sterile ricordo di ciò che fu, ma per trarne un insegnamento per il presente, preparando il futuro. Claudia Comola Debernardi, Presidente della Casa per Ferie, curatrice del Museo Comola, ha ringraziato l’autrice e il pubblico numerosissimo.

Annita Guglielmina Squaratti, nata da padre camaschese e madre grignaschese, già insegnante di Lettere presso l’Istituto Comprensivo “Giovanni XXIII” di Grignasco, ha sempre amato la storia, appassionando i suoi allievi con gli intrecci della storia locale con quella nazionale. Da tre anni Annita ha lavorato alla redazione di questo libro, che si propone di raccogliere nel modo più organico possibile le notizie relative alla storia di Camasco: “Mio padre certamente sarebbe stato contento e avrebbe detto, in camaschese, che non mi aveva fatta studiare per niente!”.

Il testo propone, in ordine cronologico , declinati nei vari aspetti (civile, religioso, economico), la storia di Camasco dalle origini al 1929, anno in cui avvenne la definitiva “fusione”, come venne definita nei documenti ufficiali, con Varallo. L’unico accenno a fatti posteriori a tale data riguarda gli incendi bellici del 1943/44, che distrussero buona parte del paese, descritti attraverso i racconti di testimoni oculari.

La presentazione ha seguito una brillante “regia”: dopo una presentazione iniziale, che inquadrava l’opera all’interno della storiografia valsesiana, evidenziandone le peculiarità, la lettura di alcune pagine fatta da signore del paese che indossavano il caratteristico costume, dava modo all’Autrice di illustrare i momenti più importanti della sua ricerca: dai bandi campestri del 1642, alle conseguenze a Camasco della disastrosa alluvione del 1755, che tanti danni causò in Valsesia, come evidenziato da Luigi Peco nel volume dedicato alla Grande Carta della Valsesia del 1755. In un paese dove le case erano quasi interamente coperte con i tetti di paglia gli incendi erano fonte di distruzione, si cercava quindi di prevenirli, ma non sempre ciò era possibile, come nel caso dell’incendio del 1787, che mise in ginocchio la Comunità, che si rivolse al Sovrano, Vittorio Amedeo di Savoia, ma non ebbe l’aiuto sperato. L’isolamento è uno dei fattori che impediscono lo sviluppo del paese e quindi fu molto importante la travagliata vicenda della costruzione della strada Camasco-Varallo. L’incontro di Camasco con la grande storia è stato raccontato citando due episodi esemplari: il primo riguardante il servizio militare ai primi dell’Ottocento, raccontato nella lettera inedita, spedita il 10 luglio 1834 dal “canoniere nel Corpo Reale di Artiglieria 10ma Compagnia di piazza in Cagliari” Giacomo Cominetta, ritrovata dopo che il libro era ormai stampato; il secondo rievoca l’”invasione” di Camasco da parte degli Austriaci in dispersione, durante la prima guerra d’Indipendenza. Il peggio fu evitato solo grazie all’intervento del Sindaco, che assecondò le truppe affinché non si dessero alle devastazioni.

Al termine della serata Maria Mercede Ratti Prini ha emozionato il numerosissimo pubblico raccontando la rappresaglia dei fascisti, che nel Capodanno 1943/44 incendiarono il paese, episodio al quale lei, bambina, assistette impotente.

Il provento dei libri venduti durante la serata dall’Autrice è stato devoluto per metà alla Parrocchia e per metà all’Asilo Comola.

Piera Mazzone

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